Tema del prossimo trentaquattro

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Monday, September 7, 2009

Quando la TV non è spazzatura

Ci tenevo a segnalarvi la prima puntata della nuova stagione di "Presadiretta", andata in onda ieri sera su rai 3, dedicata alla politica dei "respingimenti" dei migranti.
E' un'indagine interessantissima con immagini preziose e inedite scattate dall'unico giornalista presente sulla motonave della guardia di finanza che il 6 maggio per la prima volta ha respinto in Libia un gommone carico di eritrei e somali, tutti uomini e donne in fuga dalla guerra che avrebbero avuto il diritto allo stato di rifugiati.
Si indaga poi su quello che accade nelle carceri libiche, sui rapporti tra Italia e Libia, sul ruolo della Lega.
Vi consiglio davvero di non perdervela.
La trovate qui: http://www.youtube.com/view_play_list?p=F01933EC3ECEDF0C&annotation_id=annotation_831560&feature=iv

lezioni sulla crisi - report






Oggi, dalle comode poltrone dell'aula magna nella sede in Via Roentgen, ho assistito ad un dibattito, rispetto alla crisi, tra governo (nell'angolo destro, in blu Giulio Tremonti) e l'opposizione (nell'angolo sinistro, in rosso, Enrico Letta).
Ad essere onesti gli interventi sono stati più una lezione, come promesso dalla locandina, che un dibattito, ma andiamo con ordine.
Guido Tabellini, nel suo discorso introduttivo, è stato molto chiaro, rispetto a quali siano i cattivi che hanno segato le gambe all'eonomia mondiale:
- la leva finanziaria, negli anni passati, ha raggiunto valori eccessivi, cosi che fosse un attimo passare da situazioni molto positive, a situazioni di indebitamento eccessivo. Proprio questo indebitamento ha portato, al tanto sottovalutato rischio sistemico, che come un'epidemia si è portato nel baratro banche e intermediari.
-il sistema di compenso (esagerato) dei manager e dei team leader, ha fatto venire l'acquolina in bocca ai colletti bianchi di wall street, che hanno chiuso il loro moral hazzard in un barattolo di burro di arachidi, e hanno cominciato a marciare sulle spalle degli azionisti.
-una politica monetaria che non si è preoccupata più di tanto del rischio finanziario.
-squilibri globali. Questo punto mi sta particolarmente a cuore, Tabellini infatti sostiene che (viste anche le politiche di partecipazione adottate al g20) la partecipazione dei paesi "in via di sviluppo" alla finanza mondiale, è decisamente sottovalutata e ostacolata. Nonostante la crisi, ancora non si è capito che bisogna intervenire (e quindi far partecipare) in quei paese dove i capitali sono effettivamente impegnati. La liquidità dei paesi piccoli, ma MOLTO produttivi, non va curata alla pari di quella di USA e UE.

Il Rettore sostiene, come anche gli altri interlocutori, che la salvezza stia nel mezzo. Che si debba afforntare la crisi senza peccare di ottimismo e liberismo, ma nemmeno tuffarsi a pesce su una politica restrittiva, per evitare la chiusura dell'accesso al credito. Anche lui sostiene l'importanza della tempistica di intervento e rimozione degli stimoli finanziari, che tanto si stanno spendendo in questi mesi.


In Italia la situazione è complicata. I problemi sono quelli di sempre, il debito pubblico esagerato (118% del pil, previsto nel 2010), legato soprattutto alla bassa crescita di investimento e mercato del lavoro. Le soluzioni che sono emerse, considerando anche il resto del dibattito, sono una ricapitalizzazione del sistema bancario, ma sopratutto una serie di misure diverse da quelle adottatte nei paesi anglosassoni. Infatti se in Inghilterra ci sono 40 multinazionali che è sufficinete salvare per risolvere la crisi, in Italia di multinazionali ce ne sono 5, e sicuramente la nostra economia si basa su ben altri soggetti, cioe i 4 milioni che ogni mattina alle 6 alzano la serranda della loro propria attività. Lo stato, quindi, dovrebbe occuparsi, ancora una volta, di riformare la situazione delle piccole medie imprese, che oggigiorno si trovano circondati da una legislazione risalente agli anni 70.


Tremonti, dopo aver impartito una lezione di filosofia cartesiana, accusa l'economia moderna di aver avuto l'arroganza di credersi scienza in grado di regolare il mercato con leggi universali, dimenticandosi che ogni caso concreto è diverso a seconda dell'ambiente in cui avviene. Il Ministro, poi, minimizza la crisi, a settembre 2008, infatti, si pensava di andare incontro ad una guerra, perderla, e senza neppure aver combattuto. Invece le perdite sono state molto limitate, dai salvataggi e dal recupero (più veloce in USA) delle economie locali. Insomma la crisi sistemica non è stata cosi mostruosa come tutti pensano. Alla domanda "perchè la crisi"? Tremonti risponde che gli stati sviluppati stanno gestendo male la globalizzazione, in 20 anni di mutamento mondiale, infatti, i capitali si sono redistruibuiti sul globo, MA i centri nevralgici della finanza sono rimasti gli stessi. Gli stati, invece che investire in capitali monetari, avrebbero dovuto occuparsi dei capitali umani e di strategie "geografiche". Anche Tremonti guarda all'Italia con occhio critico, sottolineando l'eterno divario nord/sud e auspicando una riforma federale, che permetta di appianare le asimettrie forzate del nostro paese, dove metà del territorio è fuori dalla rappresentazione politica e dalla lotta all'evasione. In due parole "democaticità economica".


Letta apre il suo intervento con una romantica citazione dei Promessi Sposi (in cui Don Abbondio descrive la peste come un fuoco depuratore, più o meno insomma) come l'acume dei lettori suggerirà, basta sostituire la parola "peste" con "crisi" e si ottiene la visione catastrofica e insieme pulitrice di quello che abbiamo vissuto engli ultimi mesi. L'analisi del Deputato è molto più politica, prima con uno sguardo alle Americhe (dove la classe politica non è riuscita a porre un freno all'incubo dei mutui, ma ancora peggio ha influenzato le scelte della FED) poi con riferimento alla situazione Europea, dove il susseguirsi di leadership diverse (prima il potere forte della Francia, poi quello debole della Repubblica Ceca) ha paralizzato la possibilità di riforme consistenti (questo punto ricordatevolo, perchè tra poche righe scatenerà l'inferno).
La ricetta di Letta è una fusione tra le quote europee e i fondi comunitari, in modo da conentrare i captiali in un solo ptere forte (anche Tabellini parlava di un solido governo globale). Letta poi chiude con una bella frase "la crisi è figlia della diseguaglianza".

E' passata quasi un'ora emmezza, ed evidentemente è ora di scannarsi un po'. Tremonti si prende a cuore la frecciatina sulle riforme, rincarata dall'accusa "è colpa vostra", e senza più tante riserve esprime il suo dissenso con un "ho aspettato, per cercare di rimandare il più possibile il talk show televisivo"... e comincia la bagarre. Il Ministro comincia ad elencare le attività fatte nei 14 mesi del governo Berlscuoni (nucleare, università, sicurezza), e Letta risponde con dati concreti, denunciando la mancanza di riforme nei confronti di lavoratori parasubordinati e a tempo indeterminato. C'è astio, ma io sono contento perchè la tipina bionda con i pantaloni rossi che mi sta di fianco, ride con me.


Discorso interessante, tanta gente e momenti di viva ilarità (uno su tutti quando Tremonti, in difficolta con il microfono, annuncia "sono stato costretto al silenzio, dagli economist!"). Ora che ho capito qualche cosa di questi ultimi mesi, potrò bullarmi la prossima volta che salta fuori un discorso serio. Mica poco eh.


P.S. le poltroncine dell'aula magna sono su un altro livello, schiacci in giu il seggiolino come al cinema e bzzzzz salgono anche i bracciali. voto 8. Grazie Dante.

Wednesday, August 26, 2009

Afghanistan...che succede?






Finalmente la missione di pace (oggi al tigi sentivo "ma... comandate le armi che avete a disposizione sono sufficienti? perchè ricordo che è una missione di pace") delle potenze occidentali in medio oriente comincia a portare i primi frutti, in Afghanistan qualche giorno fa la popolazione è democraticamente andata ai seggi... Diciamo però che oltre ad avere un concetto di "missione di pace" tutto suo, l'occidente si trasporta dietro anche il proprio concetto di "democrazia". Prima sento di questo corrispondente inglese a Kandahar che compra un paio di schede elettorali al mercato, 10 biglietti verdi cadauno; poi le cose si complicano, salta fuori che nelle nelle liste degli iscritti al voto c'è una fanciulla che si chiama "Britney J. Spears"... la cantante dico... diciamo che sia un'omonima. Brogli? No dai ma che brogli...

Poco dopo dai media apprendo che i nostri stati spingono er un accordo preventivo tra i candidati (il presidente uscente e ricandidato Karzai e l'ex ministro Abdallah che sono i più quotati). E' necessario cioè che decidano a tavolino il risultato di queste elezioni democratiche, in modo che al momento dello spoglio, un eccessivo divario tra i due non faccia scoppiare scontri tra le due fazioni di sostenitori... Per sospetti di brogli... Comeeeee?!


Alllora succede che mentre la popolazioni rischia la pelle per andare a votare, si cerca di assicurare che la democrazia non funzioni... Continuo a chiedermi cosa sia questa ostinazione dell'occidente di voler crescere il MedioOriente come un figlio, ad immagine e somiglianza di quello che siamo noi, forzandone l'essere, ottenendo solo strazio per la popolazione.


... e mentre la NATO vuole raddoppiare le truppe in Afghanistan, gli USA si preaparano alla censura, il Pentagono ha stilato una lista nera, su cui sono scritti tutti i nomi dei giornalisti che non sono in linea con il pensiero delle forze armate americane, in modo da mandare sul campo solo jarhead.

Tuesday, August 25, 2009

La squadra non si cambia, anche se perde




Forse un pò inflazionato (ridere eh?) come discorso, ma mi ostino a voler capire quali siano gli antidoti per questa depressione economica. Nel momento in cui scrivo non sono ancora il massimo esperto di economia mondiale, quindi nonostante l'istinto mi dica di guardare alla Cina di Mao per cercare di capire cosa succederà in Europa tra qualche mese, seguo il parere dei professoroni e tengo d'occhio le Americhe.


Obama gioca in posizione di difesa Ben Shalom Bernanke, made in USA, Harvard e Princeton alle spalle, ha parecchie simpatie per la parte repubblicana della vita politica statunitense, ma se Obama avesse deciso di non rinnovare il mandato del timoniere della FED, avrebbe confessato la scarsa fiducia negli sforzi che la Banca Centrale ha finora fatto per uscire dalla crisi.


Bernanke si prende (per altri 4 anni) "il compito di costruire una crescita solita, rispettando la stabilità dei prezzi"... Buona fortuna.

Il problema è che la disoccupazione aumenta, e il potere di acquisto delle famiglie quindi diminuisce. La ricetta dei bei vecchi tempi andati prescrive di sostenere le banche (ecco per uscire dalla crisi attuale si è deciso di salvare le grosse banche, responsabili della crisi stessa... e 70 anni fa'?) con una flebo di introiti della banca centrale, in modo da aumentare la liquidità quindi i consumi e far ripartire la ruota, e questo ci porta al secondo aspetto, cioè la stabilità dei prezzi. Per ora la questione non è un problema, almeno per le Americhe, visto che il rischio ATTUALE della politica monetaria (tassi di interessi a zero) è piu verso la deflazione...


Ma il buon Bernanke deve stare attento a non lasciare la flebo troppo attaccata, se la Banca Centrale infatti eroga troppi prestiti, come è chiaro, si crea inflazione e si torna a weimair, senza passare dal via ritirare le 2000 lire. La Casa Bianca dice che il pil 2009 si contrarrà nei mesi seguenti più del previsto, scendendo del 2,8%, per poi segnare incrementi rispettivamente del 2% e del 3,8% nel 2010 e nel 2011. Tassi di crescita che non basteranno però a rilanciare il mercato del lavoro, che avrebbe bisogno di una spinta maggiore: nel prossimo anno e mezzo il tasso di disoccupazione raggiungerà per qualche tempo il picco del 10%, per chiudere il 2009 al 9,3% e il 2010 al 9,8%.


Friday, August 21, 2009

Obama il sovietico


Michael Moore ci ha insegnato che una delle cose che funziona meno nelle Americhe è il servizio sanitario, pubblico e pure quello privato. Il sistema attuale è per una grossa fetta in mano ai privati, chi è senza assicurazione, quindi, o paga in contanti quando arriva dal doc, oppure rimane fuori dall'ospedale. Seppur ci siano dei programmi assistenziali pubblici, questi sono ridotti all'osso, e indirizzati alla fascia anziana della popolazione (over 65, medicare) e alla fascia meno abbiente (o famiglie con bambini, medicaid). Il sistema, nel suo complesso, a livello di qualità, risulta il 37esimo in una scala mondiala, situazione aggravata dal fatto che il costo dei medicinali s riversa interamente sulla popolazione, essendo il servizio in mano ai privati, precludendo cosi le cure mediche a 40 milioni di americani.


Nel frattempo qualche mese fa hanno eletto il nuovo presidente, Obama tra le altre cose che vuole cambiare, ha messo in conto anche una modifica radicale all'attuale sistema sanitario. L'idea non è quella di avvicinarsi ad un modello Europeo, bensì di creare un sistema di copertura dei lavoratori e di fornire polizze più accessibili, gestite dallo stato o da un ente noprofit, in modo da abbattere i costi delle prestazioni sanitarie. Sebbene Moore abbia dimostrato come anche la fetta di popolazione assicurata subisca un trattamento sanitario pessimo, la scelta del neoeletto presidente potrebbe giovare a chi del servizio sanitario ora non può fruire, portando cosi gli strati sociali sullo stesso livello. La risposta dei Repubblicani non si è fatta attendere, le accuse sono tanto pesanti quanto ridicole, a livello teorico, in pratica potrebbero minare la carriera del signore sulle magliette. Il j'accuse è improntato sull'idea che il sistema di sanità pubblico è un incubo, molto simile alla Russia Sovietica.
A causa di queste argomentazioni Obama in questi giorni ha fatto dei passi indietro, che potrebbero minare il bagliore di progresso nella scena santaria statunitense. A mio avviso le pretese dei repubblicani sono assurde, eppure la stima e la credibilità di Obama, in questi giorni, sono in calo.
Il nostro sistema forse non è perfetto, ma in Europa c'è un ottima copertura di base, e gli stati si accollano gran parte dei costi delle medicine, il modello credo sia da esportare, senza preoccuparsi che i "russi possono arrivare, ogni ora!"

Friday, August 14, 2009

venerdi 10 - quinto giorno

Giornata finale, la più attesa parlando in termini di piazza e manifestazioni... Possiamo dire che nonostante il terrorismo dei giorni passati, le proteste si sono svolte in modo composto e pacifico? Si decisamente... Possiamo anche dire che è stato merito dei manifestanti, e soprattutto dei comitati cittadini, che hanno optato per una serie di iniziative, staccate dai cortei di protesta (protesta che è stata più rivolta al governo in sè, che al summit), che si sono svolte comunque in modo composto e pacifico. In tutta Italia ci sono stati movimenti e presidi, ma per la maggior parte limitati a manifestazioni di solidarietà per gli arrestati dei giorni passati.

Diciamo pure che nel bene e nel male le manifestazioni di questi giorni non sono nemmeno lontanamente paragonabili ai 3 giorni di genova 2001, speriamo che al calo degli episodi violenti, corrisponda in qualche modo un aumento della negoziazione vera, quella di dialogo e accordi tra fazioni di popoli e chi (autoeletto) prende le decisioni importanti.
Nel corso dei cinque giorni di summit (davvero?) sono poi stati approvti 7 documenti, la Dichiarazione G8 "Leadership responsabile per un futuro sostenibile" , la Dichiarazione G8 Contro il Terrorismo, Dichiarazione G8 de L’Aquila sulla Non Proliferazione, la Dichiarazione congiunta "Promuovere l’agenda globale", la Dichiarazione del Major Economies Forum sull’energia e il clima, la Dichiarazione G8-Africa "Un partenariato rafforzato G8-Africa su acqua e igiene di base" e la Dichiarazione congiunta sulla Sicurezza Alimentare Globale "L’Aquila Food Security Initiative"... Aspettando gli anni a venire per controllarne il rispetto, comincio a prendere nota del fatto che il programma alimentare mondiale, dimezzerà gli aiuti per il 2009 da 6,7 a 3,7 miliardi di dollari...

Anche gli accordi sull'ambiente appaiono mosci, sicuramente la riduzione di CO2 sarà (come è già stato almeno negli ultimi 2 anni) il motto dei nuovi industriali, ma Jeremy Rifkin, il presidente della Foundation on Economic Trends, ha definito ridicolo l'accordo raggiunto durante il summit, proprio sull'emissione di gas inquinanti. Le sue ragione le ha spiegate a Repubblica, e si basano per lo più sull'idea che sia impossibile far andare d'accordo la nostra società con un minimo (quello richiesto dall'accordo del summit) aumento dell'emissione di CO2... Le risposte concrete sono il risparmio energetico, ricorso ad energie alternative e tante altre idee da fricchettoni.
Diciamo che nel 2012 3/4 della popolazione mondiale scomparirà, e allora, forse, il problema verrà risolto.

Molti dubi mi appannano ancora la mente, non riesco tutt'oggi a capire l'utilità di un simle summit, e ho grosse perplessità per quanto riguarda la ricostruzione, spero solo che i mostri di cemento che prima dell'inverno il governo consegnerà ai terremotati, non servano come jolly per dimenticarsi la ricostruzione. E spero che questo summit sia servito a qualcuno.

Thursday, August 13, 2009

giovedi 9 - quarto giorno

Oggi il g8 diventa g14, e si comincia a parlare dello sviluppo dei c.d. paesi poveri. La prima notizia che apprendo è abbastanza positiva, a quanto pare il bel paese ha sottoscritto il manifesto per un economia mondiale più attenta ad equità e sostenibilità... I contenuti sono allettanti, in particolare dove si parla di acqua che deve essere "al riparo da speculazione finanziaria", in risposta, forse, alle recenti critiche rispetto alla privatizzazione di questo bene comune.
L'idea che si è (pare) sviluppata durante le discussioni, è di mettere a disposizione dei paesi "sottosviluppati" beni e servizi che servano a svilupparli sul serio, e non più, come è stato in passato, che si "limitino" a tamponare emorragie di emergenze umanitarie. Insomma invece che portare il pesce in Africa, finalmente si è giunti alla conclusione di portare le canne da pesca e insegnar loro a pescare... Cosi magari riescono a consumare i propri prodotti, prima che questi vadano a rimpinzare i magazzini dell'occidente. Il resto segue come da scaletta "in DISCUSSIONE sono la crisi economica e il rilancio della crescita, il rilancio del commercio internazionale, le politiche sociali, i cambiamenti climatici, lo sviluppo dei Paesi poveri e dell'Africa, la sicurezza alimentare e l'accesso all'acqua, la salute e la risoluzione delle crisi regionali".

La giornata comunque è stata scossa dalle risposte di Berlusconi alle accuse (che rincarano quelle del Daily) del NYT che dice: "debolezza politica di molti leader che vi partecipano, non lasciano spazio all’ottimismo", rinnovando il consiglio di lasciare la guida al presidente Obama (arroganti però...). Berlusconi, sull'onda perbenista che inficia la politica, sta sfruttando il G8 per risollevarsi dagli scandali che hanno appannato TG e stampa nei giorni passati. Di nuovo se il G8 sarà un disastro, sarà colpa dei black block (qualunque cosa vogliate che essi rappresentino, torneremo sull'argomento per fare chiarezza sul termine), se il summit andrà bene, sarà sciuramente merito degli orgaizzatori e del Presidente.

Dalla parte delle manifestazioni, continuano i presidi cominciati nei giorni passati. Dopo gli arresti preventivi e gli scontri dei primi giorni a Roma, non ci sono stati altri episodi di violenza e censura. Aspettiamo, con la preoccupazione inculcataci nei giorni passati, la giornata di domani.

Wednesday, July 8, 2009

mercoledi 8 - terzo giorno

Terzo giorno, o forse il primo, visto che oggi si è cominciato il teatrino all'Aquila. Commenti del guardian a parte, al di la del fatto che l'agenda sia piena o vuota, del fatto che il papa ha fatto esplicita richiesta di una "agenda della speranza", resta che questo summit è un pò un contenitore vuoto. Ad esser sinceri forse una passerella politica, oggi i grandi hanno fatto la loro sfilata nel centro città, passati sotto le rovine, ponteggi e arrivati davanti al palazzo del governo crollato. Su molti media si è parlato di queste passeggiate, piuttosto che dei discorsi fatto in grembo all'economia mondiale.


A sentire il presidente, oggi si è discusso di crisi (da cui da quel che ho capito ogniuno vuole uscire da sè, nel senso ogni stato si occuperà di come uscire dalla crisi, contando solo su sè stesso), di valori della nuova finanza e dei nuovi mercati, di ambiente (aspetto ceh andrà approfondito domani con l'arrivo delle delegazioni di altri 6 paesi) e di fame e salute mondiale.

Tre cose mi hanno fatto venire i brividi, sentire berlusconi parlare di etica, sentire la frase "che ho avuto l'onore di presiedere nel 2001" (riferito al summit di genova) e il cattivo accostamento tendopoli vs. appartamenti degli otto grandi (un servizio in particolare sugli asciugamani cifrati e i vari vestiti personalizzati con cui sono stati omaggiati i potenti, nonchè lo spreco di denaro investito in macchinette elettriche che accompagnano i potenti in giro per la cittadella del summit... a 100 mt la gente in tenda piange, una signora parla di 17 morti dal freddo, anche se non ho trovato conferme da altre fonti).

Passando agli antagonisti, questo gruppo ha inscenato oggi la prima protesta sulle colline abruzzesi, con l'enorme scritta, già protagonista di contestazioni "yes we camp". questi quattro ragazzotti hanno organizzato un campo tutto loro, autogestito, di tende e, udite udite, una CASETTA IN LEGNO (cost intorno ai 2 mila euro), struttura che potrebbe risolvere molte delle situazioni spiacevoli che si stanno creando nei campi tenda dislocati tra entroterra e costa... Protesta che ha pure avuto un certo riscontro nella piazza d'armi dell'aquila, dove obama è stato accolto da un piccolo corteo, brandente sempre lo striscion "yes we camp". La situazione per gli aquilani non è cambiata di molto, stranamente... la cosa sembra mervigliare una giornalista, che apre un servizio dicendo "gli aquilani vivono questo g8 con un senso di disagio e indifferenza"... mavva? emblematiche le parole di un manifestante "Il nostro futuro lo vogliamo decidere noi. Vogliamo rimboccarci le maniche, ce le siamo rimboccate, ma ci stanno mettendo i bastoni fra le ruote...siamo una popolazione che non chiede l'elemosina", per spiegare come a livello economico la regione rimanga comunque tagliata fuori... Invece che versare ferrari ai potenti, perchè non si usano le aziende locali? utopia inserire il manifatturiero abruzzese nella distribuzione di omaggi ai potenti?... l'economia deve ripartire si, ma dal locale.

Altre contestazioni si sono svolte a roma, milano, napoli, genova e torino, in maggior parte per solidarietà verso gli arresti preventivi e sul campo, compiuti nei giorni passati su ordine della digos di torino.

Berlusconi continua a vantare una grossa confidenza raggiunta con i rappresentati degli altri 7 paesi, mentre il financial times ironizza sull'integrità del premier, il guardian rincara la dose, il presidente dice che si è in cosi buoni rapporti da poter "alzare il telefono e risolvere il problema dandosi del tu"... ma daje fatelo, e lasciate payette e lustrini nell'armadio.


Tuesday, July 7, 2009

martedi 7 - secondo giorno

Aspettando i giornali di domani, ho fatto un giro nel web, il clima non si è affatto calmato.

Chiaro che sarebbe bello un bel po avere qualcuno che ci parla dalla piazza, anche perchè di quello che si trova sul web, mica c'è sempre da fidarsi... ma purtroppo giando è in rwanda :).



Ad ogni modo a parte gli scontri di piazza, l'unico fatto rilevante in realtà è stato lo scontro in stazione a roma, e alcuni fermi in seguito ad un corteo partito da roma3. il corteo di "accoglimento" invece è stato abbastanza tranquillo a quanto pare... Poi bhe arrivano notizia di furgoncini pieni di armi, fermi di personaggi pericoli etc... quando sia vero di questo, ripeto, non so.

Quello invce che sicuramente è successo, è questo articolo del "the guardian", un piccolo (mha) giornale londinese, che accusa il nostro governo di aver organizzato in modo "troppo caotico" il summit, e che gli alti personaggi inglesi, vogliono l'italia fuori dall'elitè dei grandi... che la cronaca sia vera o meno, lo scopriremo nei gorni a venire, diciamo che stando all'articolo, il posto dell'italia è minacciato dalla spagna che ha "un maggior reddito pro capite". Gowan non va molto per il sottile... "siccome gli italiani non avevano alcun contenuto da proporre, hanno deciso che la cosa migliore da fare era allargare l'agenda il più possibile tanto da oscurare il fatto che l'agenda non ci fosse proprio". Che il summit si potesse fare davanti ad una webcam ci avevamo pensato, ma queste sono accuse dirette all'organizzazione ITALIANA... impressione data forse dalle parole del governo, che ad inizio anno avrebbe "accettato volentieri suggerimenti dalla dellegazione americana". A leggere questo articolo sembra che non ci sia alcun ODG, salvo quelli stabiliti dalle "sherpa calls" di obama, che, sentiti gli esperti, ha deciso di mettersi in proprio, e pensare a tutto lui.

parlate inglese?


"Preparations for Wednesday's G8 summit in the Italian mountain town of L'Aquila have been so chaotic there is growing pressure from other member states to have Italy expelled from the group, according to senior western officials.
In the last few weeks before the summit, and in the absence of any substantive initiatives on the agenda, the US has taken control. Washington has organised "sherpa calls" (conference calls among senior officials) in a last-ditch bid to inject purpose into the meeting.
"For another country to organise the sherpa calls is just unprecedented. It's a nuclear option," said one senior G8 member state official. "The Italians have been just awful. There have been no processes and no planning."
"The G8 is a club, and clubs have membership dues. Italy has not been paying them," said a European official involved in the summit preparations.
The behind-the-scenes grumbling has gone as far as suggestions that Italy could be pushed out of the G8 or any successor group. One possibility being floated in European capitals is that Spain, which has higher per capita national income and gives a greater percentage of GDP in aid, would take Italy's place.
The Italian foreign ministry did not reply yesterday to a request to comment on the criticisms.
"The Italian preparations for the summit have been chaotic from start to finish," said Richard Gowan, an analyst at the Centre for International Co-operation at New York University.
"The Italians were saying as long ago as January this year that they did not have a vision of the summit, and if the Obama administration had any ideas they would take instruction from the Americans."
The US-led talks led to agreement on a food security initiative a few days before the L'Aquila meeting, the overall size of which is still being negotiated. Gordon Brown has said Britain would contribute £1.1bn to the scheme, designed to support farmers in developing countries.
However, officials who have seen the rest of the draft joint statement say there is very little new in it. Critics say Italy's Berlusconi government has made up for the lack of substance by increasing the size of the guest list. Estimates of the numbers of heads of state coming to L'Aquila range from 39 to 44.
"This is a gigantic fudge," Gowan said. "The Italians have no ideas and have decided that best thing to do is to spread the agenda extremely thinly to obscure the fact that didn't really have an agenda."
Silvio Berlusconi has come in for harsh criticism for delivering only 3% of development aid promises made four years ago, and for planning cuts of more than 50% in Italy's overseas aid budget.
Meanwhile, media coverage in the run-up to the meeting has been dominated by Berlusconi's parties with young women, and then the wisdom of holding a summit in a region experiencing seismic aftershocks three months after a devastating earthquake as a gesture of solidarity with the local population.
The heavy criticism of Italy comes at a time when the future of the G8 as a forum for addressing the world's problems is very much in question. At the beginning of the year the G20 group, which included emerging economies, was seen as a possible replacement, but the G20 London summit in April convinced US officials it was too unwieldy a vehicle.
The most likely replacement for the G8 is likely to be between 13- and 16-strong, including rising powers such as China, India, Brazil, Mexico and South Africa, which currently attend meetings as the "outreach five" But any transition would be painful as countries jostle for a seat. Italy's removal is seen in a possibility but Spanish membership in its place is unlikely. The US and the emerging economies believe the existing group is too Euro-centric already, and would prefer consolidated EU representation. That is seen as unlikely. No European state wants to give up their place at the table."

Dopo due giorni, 66 persone fermate, di cui la metà "preventivamente", gli altri sul campo. Accuse di incocnludenza (si dice?).
Domani comincia il summit vero e proprio, obama potrà finalmente provare il suo nuovo campo da basket, e i grandi, nessuno escluso, indosserrano i vestiti nuovi, fatti apposta per loro . Chissà se la "Bellstaff" ha uno stabilimento in abruzzo... Chissà.

lunedi 6 luglio - primo giorno

INDYMEDIA ha già fatto un bel report (seppur ovviamente politicizzato) su quello che è successo ieri, all'inizio di quella che dovrebbe essere a settimana di contestazioni per il g8 2009, che a conti fatti si tiene all'Aquila, dove i grandi che pretendono di rappresentare l'economia mondiale discuteranno ti piani già fatti e già scritti.

Ponendomi la ridondante domanda di quanto sia efficinete un raduno da tappeto rosso, rispetto ad una video conferenza, elenco un pò i fatti che credo rilevanti, rilevati stamattina aprendo la repubblica e leggendo qualche blog...

Vista l'assenza di cortei, escludendo la fiaccolata a cavallo tra domenica e lunedi, il fatto che più risalta sono i 12 arresti preventivi per evitare l' organizzazione paramilitare dei "black bloc dell'onda"... per intenderci quelli che a torino avevano manifestato durante il summit per l'università. Quelli a cui erano stati lanciati lacrimogeni dagli elicotteri. Ecco loro.
Le reazioni degli studenti sono state abbastanza immediato con occupazione dei rettorati a milano a pisa e a roma, dove ancora la torre d'avorio della sapienza, rimane in mano ai rivoltosi. venezia, torino e bologna pure manifestano dissenso.

Ora possiamo con calma analizzare la situazione ec(qu)onomica della scena abruzzese, lasciando da parte quelle che potrebbero essere le solite proteste di anarco-insurrezionalista o di disobbedienti "per forza"... il cavallo di battaglia della pessima gestione finanziara ed economica che si sta sostenendo all'Aquila sono questi due personaggi, che probabilmente un vestito nero e una molotov non l'hanno mai presa in mano, ma sembrano abbastanza preoccupati per il futuro della loro produttività, vista la gestione goffa delle risorse in terra abruzzese. Passando dalla militarizzazione delle zone, dovuta appunto all'arrivo degli 8 grandi (che ha portato via 500 ml per la ricostruzione, e spazio, quello della scuola dei finanzini, per l'organizzazione della ricostruzione), alla gestione della ricostruzione vera e propria, vediamo come sia stato molto affidato a compagnie esterne al territorio centro-italiano, e come si sia preferito avere aiuti gratuiti dal nord/sud italia, piuttosto che creare dei cartelli in loco per riavviare l'economia locale.
Diciamo pure che di scelta poco efficiente si può parlare, ricordando gli sforzi fatti alla Maddalena andare in fumo, per concentrare l'attenzione internazionale sulle zone colpite dal sisma, e prtare più consapevolezza nel mondo della devastazione che ha colpito l'Aquila. Forse però non siamo più nel 1966, e internet e i giornali hanno già fatto il loro lavoro, quello che si è visto da 3 mesi a questa parte non è stato proprioo un risollevamento dell'economia locale o una ricostruzione efficace. Ma per non essere troppo impulsivo aspetto a dare giudizi, certe manifestazioni di dissenso sono forse ingiustificate, e la scelta di spostare il summit, risulterà a conti fatti (ottobre?), una buona scelta. o forse no.

A domani.