Tema del prossimo trentaquattro

Vuoi che il tuo articolo entri a far parte della prossima edizione cartacea di trentaquattro? Utilizza tra le 3800 e le 4000 battiture (compresi gli spazi), allega almeno un'immagine, dai un titolo all'articolo, firmalo e rispetta il tema della prossima edizione: Expo 2015.
Se, invece, vuoi comparire soltanto online, scegli il tema che più ti interessa e dai liberamente potere alla tua voce!

Wednesday, August 26, 2009

Afghanistan...che succede?






Finalmente la missione di pace (oggi al tigi sentivo "ma... comandate le armi che avete a disposizione sono sufficienti? perchè ricordo che è una missione di pace") delle potenze occidentali in medio oriente comincia a portare i primi frutti, in Afghanistan qualche giorno fa la popolazione è democraticamente andata ai seggi... Diciamo però che oltre ad avere un concetto di "missione di pace" tutto suo, l'occidente si trasporta dietro anche il proprio concetto di "democrazia". Prima sento di questo corrispondente inglese a Kandahar che compra un paio di schede elettorali al mercato, 10 biglietti verdi cadauno; poi le cose si complicano, salta fuori che nelle nelle liste degli iscritti al voto c'è una fanciulla che si chiama "Britney J. Spears"... la cantante dico... diciamo che sia un'omonima. Brogli? No dai ma che brogli...

Poco dopo dai media apprendo che i nostri stati spingono er un accordo preventivo tra i candidati (il presidente uscente e ricandidato Karzai e l'ex ministro Abdallah che sono i più quotati). E' necessario cioè che decidano a tavolino il risultato di queste elezioni democratiche, in modo che al momento dello spoglio, un eccessivo divario tra i due non faccia scoppiare scontri tra le due fazioni di sostenitori... Per sospetti di brogli... Comeeeee?!


Alllora succede che mentre la popolazioni rischia la pelle per andare a votare, si cerca di assicurare che la democrazia non funzioni... Continuo a chiedermi cosa sia questa ostinazione dell'occidente di voler crescere il MedioOriente come un figlio, ad immagine e somiglianza di quello che siamo noi, forzandone l'essere, ottenendo solo strazio per la popolazione.


... e mentre la NATO vuole raddoppiare le truppe in Afghanistan, gli USA si preaparano alla censura, il Pentagono ha stilato una lista nera, su cui sono scritti tutti i nomi dei giornalisti che non sono in linea con il pensiero delle forze armate americane, in modo da mandare sul campo solo jarhead.

Tuesday, August 25, 2009

La squadra non si cambia, anche se perde




Forse un pò inflazionato (ridere eh?) come discorso, ma mi ostino a voler capire quali siano gli antidoti per questa depressione economica. Nel momento in cui scrivo non sono ancora il massimo esperto di economia mondiale, quindi nonostante l'istinto mi dica di guardare alla Cina di Mao per cercare di capire cosa succederà in Europa tra qualche mese, seguo il parere dei professoroni e tengo d'occhio le Americhe.


Obama gioca in posizione di difesa Ben Shalom Bernanke, made in USA, Harvard e Princeton alle spalle, ha parecchie simpatie per la parte repubblicana della vita politica statunitense, ma se Obama avesse deciso di non rinnovare il mandato del timoniere della FED, avrebbe confessato la scarsa fiducia negli sforzi che la Banca Centrale ha finora fatto per uscire dalla crisi.


Bernanke si prende (per altri 4 anni) "il compito di costruire una crescita solita, rispettando la stabilità dei prezzi"... Buona fortuna.

Il problema è che la disoccupazione aumenta, e il potere di acquisto delle famiglie quindi diminuisce. La ricetta dei bei vecchi tempi andati prescrive di sostenere le banche (ecco per uscire dalla crisi attuale si è deciso di salvare le grosse banche, responsabili della crisi stessa... e 70 anni fa'?) con una flebo di introiti della banca centrale, in modo da aumentare la liquidità quindi i consumi e far ripartire la ruota, e questo ci porta al secondo aspetto, cioè la stabilità dei prezzi. Per ora la questione non è un problema, almeno per le Americhe, visto che il rischio ATTUALE della politica monetaria (tassi di interessi a zero) è piu verso la deflazione...


Ma il buon Bernanke deve stare attento a non lasciare la flebo troppo attaccata, se la Banca Centrale infatti eroga troppi prestiti, come è chiaro, si crea inflazione e si torna a weimair, senza passare dal via ritirare le 2000 lire. La Casa Bianca dice che il pil 2009 si contrarrà nei mesi seguenti più del previsto, scendendo del 2,8%, per poi segnare incrementi rispettivamente del 2% e del 3,8% nel 2010 e nel 2011. Tassi di crescita che non basteranno però a rilanciare il mercato del lavoro, che avrebbe bisogno di una spinta maggiore: nel prossimo anno e mezzo il tasso di disoccupazione raggiungerà per qualche tempo il picco del 10%, per chiudere il 2009 al 9,3% e il 2010 al 9,8%.


Friday, August 21, 2009

Obama il sovietico


Michael Moore ci ha insegnato che una delle cose che funziona meno nelle Americhe è il servizio sanitario, pubblico e pure quello privato. Il sistema attuale è per una grossa fetta in mano ai privati, chi è senza assicurazione, quindi, o paga in contanti quando arriva dal doc, oppure rimane fuori dall'ospedale. Seppur ci siano dei programmi assistenziali pubblici, questi sono ridotti all'osso, e indirizzati alla fascia anziana della popolazione (over 65, medicare) e alla fascia meno abbiente (o famiglie con bambini, medicaid). Il sistema, nel suo complesso, a livello di qualità, risulta il 37esimo in una scala mondiala, situazione aggravata dal fatto che il costo dei medicinali s riversa interamente sulla popolazione, essendo il servizio in mano ai privati, precludendo cosi le cure mediche a 40 milioni di americani.


Nel frattempo qualche mese fa hanno eletto il nuovo presidente, Obama tra le altre cose che vuole cambiare, ha messo in conto anche una modifica radicale all'attuale sistema sanitario. L'idea non è quella di avvicinarsi ad un modello Europeo, bensì di creare un sistema di copertura dei lavoratori e di fornire polizze più accessibili, gestite dallo stato o da un ente noprofit, in modo da abbattere i costi delle prestazioni sanitarie. Sebbene Moore abbia dimostrato come anche la fetta di popolazione assicurata subisca un trattamento sanitario pessimo, la scelta del neoeletto presidente potrebbe giovare a chi del servizio sanitario ora non può fruire, portando cosi gli strati sociali sullo stesso livello. La risposta dei Repubblicani non si è fatta attendere, le accuse sono tanto pesanti quanto ridicole, a livello teorico, in pratica potrebbero minare la carriera del signore sulle magliette. Il j'accuse è improntato sull'idea che il sistema di sanità pubblico è un incubo, molto simile alla Russia Sovietica.
A causa di queste argomentazioni Obama in questi giorni ha fatto dei passi indietro, che potrebbero minare il bagliore di progresso nella scena santaria statunitense. A mio avviso le pretese dei repubblicani sono assurde, eppure la stima e la credibilità di Obama, in questi giorni, sono in calo.
Il nostro sistema forse non è perfetto, ma in Europa c'è un ottima copertura di base, e gli stati si accollano gran parte dei costi delle medicine, il modello credo sia da esportare, senza preoccuparsi che i "russi possono arrivare, ogni ora!"

Friday, August 14, 2009

venerdi 10 - quinto giorno

Giornata finale, la più attesa parlando in termini di piazza e manifestazioni... Possiamo dire che nonostante il terrorismo dei giorni passati, le proteste si sono svolte in modo composto e pacifico? Si decisamente... Possiamo anche dire che è stato merito dei manifestanti, e soprattutto dei comitati cittadini, che hanno optato per una serie di iniziative, staccate dai cortei di protesta (protesta che è stata più rivolta al governo in sè, che al summit), che si sono svolte comunque in modo composto e pacifico. In tutta Italia ci sono stati movimenti e presidi, ma per la maggior parte limitati a manifestazioni di solidarietà per gli arrestati dei giorni passati.

Diciamo pure che nel bene e nel male le manifestazioni di questi giorni non sono nemmeno lontanamente paragonabili ai 3 giorni di genova 2001, speriamo che al calo degli episodi violenti, corrisponda in qualche modo un aumento della negoziazione vera, quella di dialogo e accordi tra fazioni di popoli e chi (autoeletto) prende le decisioni importanti.
Nel corso dei cinque giorni di summit (davvero?) sono poi stati approvti 7 documenti, la Dichiarazione G8 "Leadership responsabile per un futuro sostenibile" , la Dichiarazione G8 Contro il Terrorismo, Dichiarazione G8 de L’Aquila sulla Non Proliferazione, la Dichiarazione congiunta "Promuovere l’agenda globale", la Dichiarazione del Major Economies Forum sull’energia e il clima, la Dichiarazione G8-Africa "Un partenariato rafforzato G8-Africa su acqua e igiene di base" e la Dichiarazione congiunta sulla Sicurezza Alimentare Globale "L’Aquila Food Security Initiative"... Aspettando gli anni a venire per controllarne il rispetto, comincio a prendere nota del fatto che il programma alimentare mondiale, dimezzerà gli aiuti per il 2009 da 6,7 a 3,7 miliardi di dollari...

Anche gli accordi sull'ambiente appaiono mosci, sicuramente la riduzione di CO2 sarà (come è già stato almeno negli ultimi 2 anni) il motto dei nuovi industriali, ma Jeremy Rifkin, il presidente della Foundation on Economic Trends, ha definito ridicolo l'accordo raggiunto durante il summit, proprio sull'emissione di gas inquinanti. Le sue ragione le ha spiegate a Repubblica, e si basano per lo più sull'idea che sia impossibile far andare d'accordo la nostra società con un minimo (quello richiesto dall'accordo del summit) aumento dell'emissione di CO2... Le risposte concrete sono il risparmio energetico, ricorso ad energie alternative e tante altre idee da fricchettoni.
Diciamo che nel 2012 3/4 della popolazione mondiale scomparirà, e allora, forse, il problema verrà risolto.

Molti dubi mi appannano ancora la mente, non riesco tutt'oggi a capire l'utilità di un simle summit, e ho grosse perplessità per quanto riguarda la ricostruzione, spero solo che i mostri di cemento che prima dell'inverno il governo consegnerà ai terremotati, non servano come jolly per dimenticarsi la ricostruzione. E spero che questo summit sia servito a qualcuno.

Thursday, August 13, 2009

giovedi 9 - quarto giorno

Oggi il g8 diventa g14, e si comincia a parlare dello sviluppo dei c.d. paesi poveri. La prima notizia che apprendo è abbastanza positiva, a quanto pare il bel paese ha sottoscritto il manifesto per un economia mondiale più attenta ad equità e sostenibilità... I contenuti sono allettanti, in particolare dove si parla di acqua che deve essere "al riparo da speculazione finanziaria", in risposta, forse, alle recenti critiche rispetto alla privatizzazione di questo bene comune.
L'idea che si è (pare) sviluppata durante le discussioni, è di mettere a disposizione dei paesi "sottosviluppati" beni e servizi che servano a svilupparli sul serio, e non più, come è stato in passato, che si "limitino" a tamponare emorragie di emergenze umanitarie. Insomma invece che portare il pesce in Africa, finalmente si è giunti alla conclusione di portare le canne da pesca e insegnar loro a pescare... Cosi magari riescono a consumare i propri prodotti, prima che questi vadano a rimpinzare i magazzini dell'occidente. Il resto segue come da scaletta "in DISCUSSIONE sono la crisi economica e il rilancio della crescita, il rilancio del commercio internazionale, le politiche sociali, i cambiamenti climatici, lo sviluppo dei Paesi poveri e dell'Africa, la sicurezza alimentare e l'accesso all'acqua, la salute e la risoluzione delle crisi regionali".

La giornata comunque è stata scossa dalle risposte di Berlusconi alle accuse (che rincarano quelle del Daily) del NYT che dice: "debolezza politica di molti leader che vi partecipano, non lasciano spazio all’ottimismo", rinnovando il consiglio di lasciare la guida al presidente Obama (arroganti però...). Berlusconi, sull'onda perbenista che inficia la politica, sta sfruttando il G8 per risollevarsi dagli scandali che hanno appannato TG e stampa nei giorni passati. Di nuovo se il G8 sarà un disastro, sarà colpa dei black block (qualunque cosa vogliate che essi rappresentino, torneremo sull'argomento per fare chiarezza sul termine), se il summit andrà bene, sarà sciuramente merito degli orgaizzatori e del Presidente.

Dalla parte delle manifestazioni, continuano i presidi cominciati nei giorni passati. Dopo gli arresti preventivi e gli scontri dei primi giorni a Roma, non ci sono stati altri episodi di violenza e censura. Aspettiamo, con la preoccupazione inculcataci nei giorni passati, la giornata di domani.

Wednesday, July 8, 2009

mercoledi 8 - terzo giorno

Terzo giorno, o forse il primo, visto che oggi si è cominciato il teatrino all'Aquila. Commenti del guardian a parte, al di la del fatto che l'agenda sia piena o vuota, del fatto che il papa ha fatto esplicita richiesta di una "agenda della speranza", resta che questo summit è un pò un contenitore vuoto. Ad esser sinceri forse una passerella politica, oggi i grandi hanno fatto la loro sfilata nel centro città, passati sotto le rovine, ponteggi e arrivati davanti al palazzo del governo crollato. Su molti media si è parlato di queste passeggiate, piuttosto che dei discorsi fatto in grembo all'economia mondiale.


A sentire il presidente, oggi si è discusso di crisi (da cui da quel che ho capito ogniuno vuole uscire da sè, nel senso ogni stato si occuperà di come uscire dalla crisi, contando solo su sè stesso), di valori della nuova finanza e dei nuovi mercati, di ambiente (aspetto ceh andrà approfondito domani con l'arrivo delle delegazioni di altri 6 paesi) e di fame e salute mondiale.

Tre cose mi hanno fatto venire i brividi, sentire berlusconi parlare di etica, sentire la frase "che ho avuto l'onore di presiedere nel 2001" (riferito al summit di genova) e il cattivo accostamento tendopoli vs. appartamenti degli otto grandi (un servizio in particolare sugli asciugamani cifrati e i vari vestiti personalizzati con cui sono stati omaggiati i potenti, nonchè lo spreco di denaro investito in macchinette elettriche che accompagnano i potenti in giro per la cittadella del summit... a 100 mt la gente in tenda piange, una signora parla di 17 morti dal freddo, anche se non ho trovato conferme da altre fonti).

Passando agli antagonisti, questo gruppo ha inscenato oggi la prima protesta sulle colline abruzzesi, con l'enorme scritta, già protagonista di contestazioni "yes we camp". questi quattro ragazzotti hanno organizzato un campo tutto loro, autogestito, di tende e, udite udite, una CASETTA IN LEGNO (cost intorno ai 2 mila euro), struttura che potrebbe risolvere molte delle situazioni spiacevoli che si stanno creando nei campi tenda dislocati tra entroterra e costa... Protesta che ha pure avuto un certo riscontro nella piazza d'armi dell'aquila, dove obama è stato accolto da un piccolo corteo, brandente sempre lo striscion "yes we camp". La situazione per gli aquilani non è cambiata di molto, stranamente... la cosa sembra mervigliare una giornalista, che apre un servizio dicendo "gli aquilani vivono questo g8 con un senso di disagio e indifferenza"... mavva? emblematiche le parole di un manifestante "Il nostro futuro lo vogliamo decidere noi. Vogliamo rimboccarci le maniche, ce le siamo rimboccate, ma ci stanno mettendo i bastoni fra le ruote...siamo una popolazione che non chiede l'elemosina", per spiegare come a livello economico la regione rimanga comunque tagliata fuori... Invece che versare ferrari ai potenti, perchè non si usano le aziende locali? utopia inserire il manifatturiero abruzzese nella distribuzione di omaggi ai potenti?... l'economia deve ripartire si, ma dal locale.

Altre contestazioni si sono svolte a roma, milano, napoli, genova e torino, in maggior parte per solidarietà verso gli arresti preventivi e sul campo, compiuti nei giorni passati su ordine della digos di torino.

Berlusconi continua a vantare una grossa confidenza raggiunta con i rappresentati degli altri 7 paesi, mentre il financial times ironizza sull'integrità del premier, il guardian rincara la dose, il presidente dice che si è in cosi buoni rapporti da poter "alzare il telefono e risolvere il problema dandosi del tu"... ma daje fatelo, e lasciate payette e lustrini nell'armadio.


Tuesday, July 7, 2009

martedi 7 - secondo giorno

Aspettando i giornali di domani, ho fatto un giro nel web, il clima non si è affatto calmato.

Chiaro che sarebbe bello un bel po avere qualcuno che ci parla dalla piazza, anche perchè di quello che si trova sul web, mica c'è sempre da fidarsi... ma purtroppo giando è in rwanda :).



Ad ogni modo a parte gli scontri di piazza, l'unico fatto rilevante in realtà è stato lo scontro in stazione a roma, e alcuni fermi in seguito ad un corteo partito da roma3. il corteo di "accoglimento" invece è stato abbastanza tranquillo a quanto pare... Poi bhe arrivano notizia di furgoncini pieni di armi, fermi di personaggi pericoli etc... quando sia vero di questo, ripeto, non so.

Quello invce che sicuramente è successo, è questo articolo del "the guardian", un piccolo (mha) giornale londinese, che accusa il nostro governo di aver organizzato in modo "troppo caotico" il summit, e che gli alti personaggi inglesi, vogliono l'italia fuori dall'elitè dei grandi... che la cronaca sia vera o meno, lo scopriremo nei gorni a venire, diciamo che stando all'articolo, il posto dell'italia è minacciato dalla spagna che ha "un maggior reddito pro capite". Gowan non va molto per il sottile... "siccome gli italiani non avevano alcun contenuto da proporre, hanno deciso che la cosa migliore da fare era allargare l'agenda il più possibile tanto da oscurare il fatto che l'agenda non ci fosse proprio". Che il summit si potesse fare davanti ad una webcam ci avevamo pensato, ma queste sono accuse dirette all'organizzazione ITALIANA... impressione data forse dalle parole del governo, che ad inizio anno avrebbe "accettato volentieri suggerimenti dalla dellegazione americana". A leggere questo articolo sembra che non ci sia alcun ODG, salvo quelli stabiliti dalle "sherpa calls" di obama, che, sentiti gli esperti, ha deciso di mettersi in proprio, e pensare a tutto lui.

parlate inglese?


"Preparations for Wednesday's G8 summit in the Italian mountain town of L'Aquila have been so chaotic there is growing pressure from other member states to have Italy expelled from the group, according to senior western officials.
In the last few weeks before the summit, and in the absence of any substantive initiatives on the agenda, the US has taken control. Washington has organised "sherpa calls" (conference calls among senior officials) in a last-ditch bid to inject purpose into the meeting.
"For another country to organise the sherpa calls is just unprecedented. It's a nuclear option," said one senior G8 member state official. "The Italians have been just awful. There have been no processes and no planning."
"The G8 is a club, and clubs have membership dues. Italy has not been paying them," said a European official involved in the summit preparations.
The behind-the-scenes grumbling has gone as far as suggestions that Italy could be pushed out of the G8 or any successor group. One possibility being floated in European capitals is that Spain, which has higher per capita national income and gives a greater percentage of GDP in aid, would take Italy's place.
The Italian foreign ministry did not reply yesterday to a request to comment on the criticisms.
"The Italian preparations for the summit have been chaotic from start to finish," said Richard Gowan, an analyst at the Centre for International Co-operation at New York University.
"The Italians were saying as long ago as January this year that they did not have a vision of the summit, and if the Obama administration had any ideas they would take instruction from the Americans."
The US-led talks led to agreement on a food security initiative a few days before the L'Aquila meeting, the overall size of which is still being negotiated. Gordon Brown has said Britain would contribute £1.1bn to the scheme, designed to support farmers in developing countries.
However, officials who have seen the rest of the draft joint statement say there is very little new in it. Critics say Italy's Berlusconi government has made up for the lack of substance by increasing the size of the guest list. Estimates of the numbers of heads of state coming to L'Aquila range from 39 to 44.
"This is a gigantic fudge," Gowan said. "The Italians have no ideas and have decided that best thing to do is to spread the agenda extremely thinly to obscure the fact that didn't really have an agenda."
Silvio Berlusconi has come in for harsh criticism for delivering only 3% of development aid promises made four years ago, and for planning cuts of more than 50% in Italy's overseas aid budget.
Meanwhile, media coverage in the run-up to the meeting has been dominated by Berlusconi's parties with young women, and then the wisdom of holding a summit in a region experiencing seismic aftershocks three months after a devastating earthquake as a gesture of solidarity with the local population.
The heavy criticism of Italy comes at a time when the future of the G8 as a forum for addressing the world's problems is very much in question. At the beginning of the year the G20 group, which included emerging economies, was seen as a possible replacement, but the G20 London summit in April convinced US officials it was too unwieldy a vehicle.
The most likely replacement for the G8 is likely to be between 13- and 16-strong, including rising powers such as China, India, Brazil, Mexico and South Africa, which currently attend meetings as the "outreach five" But any transition would be painful as countries jostle for a seat. Italy's removal is seen in a possibility but Spanish membership in its place is unlikely. The US and the emerging economies believe the existing group is too Euro-centric already, and would prefer consolidated EU representation. That is seen as unlikely. No European state wants to give up their place at the table."

Dopo due giorni, 66 persone fermate, di cui la metà "preventivamente", gli altri sul campo. Accuse di incocnludenza (si dice?).
Domani comincia il summit vero e proprio, obama potrà finalmente provare il suo nuovo campo da basket, e i grandi, nessuno escluso, indosserrano i vestiti nuovi, fatti apposta per loro . Chissà se la "Bellstaff" ha uno stabilimento in abruzzo... Chissà.

lunedi 6 luglio - primo giorno

INDYMEDIA ha già fatto un bel report (seppur ovviamente politicizzato) su quello che è successo ieri, all'inizio di quella che dovrebbe essere a settimana di contestazioni per il g8 2009, che a conti fatti si tiene all'Aquila, dove i grandi che pretendono di rappresentare l'economia mondiale discuteranno ti piani già fatti e già scritti.

Ponendomi la ridondante domanda di quanto sia efficinete un raduno da tappeto rosso, rispetto ad una video conferenza, elenco un pò i fatti che credo rilevanti, rilevati stamattina aprendo la repubblica e leggendo qualche blog...

Vista l'assenza di cortei, escludendo la fiaccolata a cavallo tra domenica e lunedi, il fatto che più risalta sono i 12 arresti preventivi per evitare l' organizzazione paramilitare dei "black bloc dell'onda"... per intenderci quelli che a torino avevano manifestato durante il summit per l'università. Quelli a cui erano stati lanciati lacrimogeni dagli elicotteri. Ecco loro.
Le reazioni degli studenti sono state abbastanza immediato con occupazione dei rettorati a milano a pisa e a roma, dove ancora la torre d'avorio della sapienza, rimane in mano ai rivoltosi. venezia, torino e bologna pure manifestano dissenso.

Ora possiamo con calma analizzare la situazione ec(qu)onomica della scena abruzzese, lasciando da parte quelle che potrebbero essere le solite proteste di anarco-insurrezionalista o di disobbedienti "per forza"... il cavallo di battaglia della pessima gestione finanziara ed economica che si sta sostenendo all'Aquila sono questi due personaggi, che probabilmente un vestito nero e una molotov non l'hanno mai presa in mano, ma sembrano abbastanza preoccupati per il futuro della loro produttività, vista la gestione goffa delle risorse in terra abruzzese. Passando dalla militarizzazione delle zone, dovuta appunto all'arrivo degli 8 grandi (che ha portato via 500 ml per la ricostruzione, e spazio, quello della scuola dei finanzini, per l'organizzazione della ricostruzione), alla gestione della ricostruzione vera e propria, vediamo come sia stato molto affidato a compagnie esterne al territorio centro-italiano, e come si sia preferito avere aiuti gratuiti dal nord/sud italia, piuttosto che creare dei cartelli in loco per riavviare l'economia locale.
Diciamo pure che di scelta poco efficiente si può parlare, ricordando gli sforzi fatti alla Maddalena andare in fumo, per concentrare l'attenzione internazionale sulle zone colpite dal sisma, e prtare più consapevolezza nel mondo della devastazione che ha colpito l'Aquila. Forse però non siamo più nel 1966, e internet e i giornali hanno già fatto il loro lavoro, quello che si è visto da 3 mesi a questa parte non è stato proprioo un risollevamento dell'economia locale o una ricostruzione efficace. Ma per non essere troppo impulsivo aspetto a dare giudizi, certe manifestazioni di dissenso sono forse ingiustificate, e la scelta di spostare il summit, risulterà a conti fatti (ottobre?), una buona scelta. o forse no.

A domani.

Saturday, May 9, 2009

Occhi aperti sull'expo

Da parecchio ormai si sa che mafia e ‘ndragheta le abbiamo pure al nord.
Il pericolo mafioso non è correttamente percepito e controllato: nel nord Italia si pensa molto di più ai rom, alla crisi e al prezzo delle mele.
Il fatto che non ci si spari per strada (che tra l’altro non è del tutto vero) lascia tutti gli elettori con il cuore in pace.
Gomorra è specchio di una realtà del sud. Impastato stava a Cinisi e Falcone e Borsellino sono legati solo a Palermo.

Nel 2015 a Milano sbarca l’expo, e le cosche hanno pensato bene di accoglierlo a braccia aperte, spalleggiate dalla crisi, che scaccia rimorsi di coscienza e favorisce la connivenza degli imprenditori.

L’imprenditore si trova allora stretto tra le violenze della mafia calabrese e il fallimento della propria attività: il passo per diventare i prestanome di qualche boss della Brianza è molto breve.

Dopo aver dato sfoggia di sé a Buccinasco, Corsico e Cesano Boscone, la ‘ndrangheta è pronta a fare il colpo grosso con i ghiotti appalti della Milano 2015. E dopo problemi legati all’assegnazione delle poltrone nel CDA dell’Expo e delle fisime morali di cancellare l’expo per aiutare la ricostruzione dell’Abruzzo, il primo cittadino Moratti si trova a dover fronteggiare l’imprenditoria mafiosa.

Il 6 marzo scorso il Consiglio Comunale di Milano ha votato l'istituzione di una "Commissione d'inchiesta sugli interessi mafiosi attivi nel territorio milanese", dopo che appena nel 2008 la richiesta di una simile commissione era stata assurdamente respinta. La commissione purtroppo non è stata istituita ad hoc per l’expo e si troverà quindi a dover fare i conti prima con spaccio, riciclo di denaro e teste di cavallo mozzate e soltanto poi potrà occuparsi delle colate di cemento che potrebbero portare grossi introiti alla malavita organizzata.

La DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) ha redatto un rapporto in cui spiega come la mafia abbia spartito e trattato i propri interessi ancora prima che i lavori per l’expo avessero inizio: Varese Como e tutta la Brianza hanno fatto da moltiplicatori di interessi. Adesso le varie famiglie si trovano già a dover regolare i conti al loro interno: bruciano ruspe e gru, e a soddisfare richieste di imprenditori esasperati, che poverini chiedono che si “spacchi la testa ai capi sindacalisti”.

I problemi adesso sono essenzialmente due.

Il primo riguarda l’atteggiamento generalizzato della tolleranza delle mafie. Aver fatto l’abitudine a certe infiltrazioni che proprio perché non portano (sempre) il morto per strada si tende ad accettare e a dare per necessarie in determinati ambienti, dal quartiere di periferia fino alla realtà degli appalti.

Il secondo è il sottovalutare il problema mafia: nonostante l’istituzione della suddetta commissione, il comune ha preso la cosa un po’ troppo alla leggera, pensando di affidare il problema alla sola magistratura, della cui indipendenza mi sento ormai di dubitare. A questo proposito il procuratore aggiunto di Palermo, Anontonio Ingoria, ha proprio parlato di sottovalutazione e convivenza, per un aspetto, quello delle infiltrazioni mafiose, che gli amministratori del nord non sono abituati a gestire.

Del resto anche De Magistris (ex pm, candidato alle elezioni europee 2009 per Idv) ci ricorda che la criminalità organizzata sta perfezionando le proprie tecniche di investimento immobiliare. Al contempo lo stato e le istituzioni fanno un po’ il passo del gambero: da un lato facendo buoni interventi, per contrastare la criminalità organizzata, dall’altro volgendo lo sguardo altrove, ignorando i segnali più preoccupanti.

Daje regè occhi aperti!



Lorenzo Piatti


Thursday, March 19, 2009

Tutte le ombre sulla crisi

La crisi finanziaria a cui stiamo assistendo con stupore e con crescente apprensione da qualche mese a questa parte era annunciata da diversi segnali (inascoltati) di cedimento e di tracollo ha reso evidente le inadeguate modalità di regolazione dei mercati che si sono dimostrate inefficaci nonché bisognevoli di profonde riforme. Capire quali sono le sue conseguenze ed elaborare un modello di mercato maggiormente regolato che estirpi alla radice i fenomeni sott’accusa della finanza moderna è un processo complesso. Per affrontare un tema così delicato e sviluppare alcuni punti critici di queste dinamiche ci siamo fatti aiutare da un esperto, Andrea Di Stefano, direttore del mensile di economia e finanza etica "Valori", redattore di “Affari e Finanza” e collaboratore di Radio Popolare come interlocutore nelle materie economiche.

La maggior parte dei media, occupandosi della crisi finanziaria, ha focalizzato la propria attenzione sulla bancarotta di grandi banche, su bilanci in perdita e su licenziamenti eccellenti. In pochi, invece, si sono chiesti chi ci ha perso veramente e quali categorie, all’interno della società, pagheranno il prezzo più alto di questa pesantissima crisi.

A pagare saranno innanzitutto i contribuenti americani dato che, per come si sta prospettando il piano di salvataggio, sarà un’operazione a carico delle finanze pubbliche con un incremento del debito americano e un costo complessivo che è stato stimato attorno ai 2.800 dollari per ciascun cittadino statunitense.
Restando negli Stati Uniti bisogna inoltre considerare alcuni milioni di persone (si parla di 5 milioni con margini in aumento) che erano cadute nell’offerta volutamente sbagliata e fuorviante dal punto di vista informativo della facilità del mutuo e che adesso hanno perso la speranze di avere una casa di proprietà.
Pagano i lavoratori perché questa crisi provoca la perdita di posti di lavoro a partire dal settore della finanza: a parte i grandi manager e i grandi broker si calcola un mezzo milione di posti persi nell’industria finanziaria a livello globale.
Accanto a questo numero, tuttavia, si potrebbero aggiungere le conseguenze di una dinamica difficilmente controllabile e che potrebbe coinvolgere le grandi industrie automobilistiche per tutte le modalità di vendita che hanno adottato negli ultimi 15 anni con un forte profilo finanziario, nonché il settore delle carte di credito che, come è noto, è considerato uno di quelli più a rischio.
Oltre a questi che sono i soggetti più direttamente colpiti non bisogna dimenticare gli effetti indotti della crisi e il meccanismo recessivo da essa innescato (che di per se non trova radici in particolari ragioni strutturali tali da determinare degli effetti così dirompenti): perdita di posti di lavoro ulteriori, un tasso di disoccupazione che negli Stati Uniti è al picco e un contagio della crisi verso una parte dell'Europa. Sicuramente l’Inghilterra che è l’altra faccia della medaglia del modello e dell’industria finanziaria anglosassone e che è stata oggi detronizzata dopo i successi del boom iniziato con la deregulation di fine anni ’80 caratterizzata dal proliferare incontrollato di prodotti finanziari, spesso così astrusi, complessi e ingegnerizzati da risultare incomprensibili agli stessi operatori di finanza. Non bisogna poi dimenticare la Spagna, che più di altri aveva sposato il modello di crescita basato sul boom immobiliare: forse lo stesso sorpasso sull’Italia di cui molto si è parlato negli ultimi mesi non è altro che una bolla che sgonfiandosi rischia di fare grossi danni per l’economia
Brutte sorprese si preannunciano, in prospettiva, per il sistema dei fondi pensione: essendo stata trasferita una consistente quota di risparmio dei singoli dalle pensioni pubbliche a quelle private con l’obbiettivo di destinarle ai mercati finanziari, se questi crollano in molti portafogli di fondi pensionistici si registreranno perdite considerevoli.

A fronte di una crisi così ingente quali sono stati gli interventi messi in atto dai governi e dalle banche centrali? Sono adeguati?

Quasi tutti sostengono che probabilmente non c’era alternativa al piano messo a punto da Paulson per il salvataggio. Questa però è una falsa risposta: dalla crisi dei sub-prime a oggi sono infatti passati 13 mesi ed era evidente da subito che i “5 dei di Wall Street” fossero in difficoltà. Emerge in questo lasso di tempo la mancanza del ruolo del regolatore: come sempre accade in finanza rapidità, chiarezza e incisività degli interventi sono fondamentali. Trascinare la crisi per 13 mesi è stata una pessima scelta, gli interventi fatti finora non sono stati incisivi, sono stati tutti provvedimenti-tampone. Gli unici interventi reali li ha fatti la BCE quando ha alzato al 12% lo sconto sui prodotti più esposti obbligando il sistema ad alzare i livelli di protezione e di garanzia.
Le dimensioni della crisi sono talmente rilevanti e il buco di bilancio così notevole che nemmeno l’opzione di uscire dalla crisi con il solito conflitto sembra percorribile: sembra piuttosto delinearsi come un evento epocale che ridistribuisce le logiche di potere sottraendo definitivamente agli Stati Uniti l’egemonia sul mercato finanziario.

Alla luce degli errori compiuti finora e in prospettiva futura quali sarebbero delle strategie più idonee ad evitare crisi di questo tenore?

Guardando al passato, alle prime avvisaglie della crisi si sarebbe dovuta costituire un’autorità internazionale e sovranazionale di regolazione dei mercati con poteri di regolazione, obblighi di trasparenza molto forti e con la possibilità di mettere a punto piani di intervento per riportare progressivamente sotto controllo i mercati non controllati.
Per esempio sui mercati OTC (over the counter), che non si possono bloccare improvvisamente poiché le dimensioni di quei mercati sono ormai enormi, si poteva ipotizzare l'istituzione di uno staff di emergenza che nell'arco di qualche mese avrebbe dettato nuove regole di trasparenza sul mercato degli OTC e lo stesso vale per quello dei derivati o delle opzioni.
Altri interventi come quello di pochi giorni fa della SEC che stabilisce dall’oggi al domani il divieto di short selling per 4 mesi su più di 450 titoli di Wall Street suonano incoerenti con il permissivismo in tema di short selling e di hedge fund, strumenti da anni oggetto di critiche mai accolte. Un intervento concertato di banche centrali e delle autorità di regolazione che coordinino una strategia di intervento per riportare sotto controllo i mercati entrati in crisi sembra pertanto più auspicabile.
Dal punto di vista politico e in prospettiva futura si possono rivendicare alcune misure per combattere la speculazione: gli evidenti rincari sulle commodities dimostrano come sia indispensabile stroncare parte della speculazione sui mercati delle opzioni sulle materie prime. Se prendiamo il petrolio, ad esempio, non ci sono ragioni oggettive di mercato che determinano fluttuazioni così accentuate del prezzo al barile: uno strumento efficace verso questi comportamenti è sicuramente la leva fiscale, non tanto per ottenere risorse aggiuntive quanto per portare in evidenza e in trasparenza il comportamento degli operatori e le dimensioni reali delle speculazioni.
Si potrebbe poi operare nel senso di maggior trasparenza, non per vietare ma per imporre la dichiarazione di alcune operazioni sul mercato, come potrebbe essere l’obbligo per gli OTC di rendere meno oscuri i termini dei contratti dal momento che nemmeno gli organi internazionali sanno cosa avvenga in questi tipi di mercati. Ancora, l’obbligo di avere informazioni sulla solidità della controparte e l’innalzamento dei limiti di garanzia
Da ultimo, considerando il mercato dei derivati e delle opzioni, non è tanto da condannare la sua funzione che di per sé non è malata ed anzi ha una sua logica. Il problema si pone quando quest’ultima viene abbandonata e l’unica filosofia è fare prodotti solo per creare movimentazioni finanziarie e una ulteriore voce di guadagni per chi opera in quel settore. Anche in questo caso sarebbero auspicabile un innalzamento dei limiti di garanzia per gli operatori in funzione del capitale versato.

Giandomenico Potestio